
Qualcosa su di me:
Ho incontrato la psicoanalisi all’età di 19 anni senza sapere di che cosa si trattasse. Così ho iniziato il mio percorso in cui, una seduta dopo l’altra, ero sempre più curiosa mentre, nel frattempo, la mia vita cambiava.
All’epoca studiavo per diventare giornalista e ho proseguito gli studi tra passione per la scrittura e la cinematografia. Dopo la laurea, ho lavorato per otto anni in un’azienda che si occupa di formazione dove mi occupavo di ideazione e sceneggiatura video per il web, ma contemporaneamente la passione per la psicoanalisi continuava a crescere in me, tanto che gli argomenti di cui finivo ad occuparmi erano sempre in qualche modo collegati (come ad esempio violenza domestica).
In particolare, in quegli anni, una citazione di Jacques Lacan continuava a ronzarmi nella testa con queste parole: “l’unica cosa di cui si può essere colpevoli è di aver ceduto sul proprio desiderio” (Seminario VII). Questa frase è stata per me come un ponte: ha fatto vacillare qualcosa, ha bucato la scorza ed è arrivata dritta come fosse rivolta proprio a me, infatti, proprio in quel periodo, stavo girando intorno al desiderio di diventare psicoanalista.
Nel 2010 ho preso coraggio, ho deciso quale sarebbe stata la mia strada e ho intrapreso il lungo percorso per diventare psicoterapeuta, superando tutti gli step e arrivando alla fine alla specializzazione in psicoanalisi lacaniana presso la scuola IRPA.
I libri di Massimo Recalcati sono stati una miccia per accendere una grande passione che continua ad alimentarsi e oggi anima tutto il mio lavoro in studio in equipe (presso Telemaco di Jonas Genova) e nelle collaborazioni con le istituzioni (scuole e ASL).
Lo studio della psicoanalisi è qualcosa che non finisce mai e si collega e intreccia ad altri campi come l’arte, la musica, la scrittura, il cinema. Uno psicoanalista non arriva mai ad un punto in cui possa dire: “bene ora so tutto mi fermo, smetto di imparare” perché questo sarebbe in contraddizione con lo spirito di ricerca che anima questa materia a partire dal suo inventore: Sigmund Freud. Questo aspetto di continua scoperta, come fosse ogni giorno la prima volta, è, forse, uno degli aspetti che più amo della mia professione.
